Corte UE (Unione Europea) boccia divieto italiano

di scommesse estere online

 

 

 Reuters

24/3/2004

 

 

 

 

MILANO (Reuters) - La Corte di Giustizia europea ha ritenuto illegittima la norma che vieta e punisce addirittura con l'arresto chi scommette attraverso Internet collegandosi con un bookmaker di un altro Paese europeo.

E' quanto ha rilevato in una nota l'Unione Nazionale Consumatori, ricordando che l'articolo 4 della legge n. 401/1989 punisce con l'arresto fino a 3 mesi chiunque si connette via Internet dal proprio domicilio con un bookmaker stabilito in un altro Paese europeo e fa una scommessa su un evento (per esempio, su una partita di pallone o su una corsa di cavalli).

Una norma che l'associazione definisce assurda, rilevando che ha lo scopo di garantire esclusiva competenza nelle scommesse ad enti concessionari dell'erario, come Coni e Unire.

La Corte europea (causa C-243/01), dice ancora l'Unione Consumatori, ha sancito che tale norma è inammissibile, in quanto costituisce una restrizione alla libera prestazione di servizi.

"Anzi, la suprema Corte europea ha dichiarato inammissibile anche il divieto, previsto dalla stessa legge italiana, di raccolta delle scommesse per conto di un bookmaker stabilito in un altro Paese europeo, che provvede poi al pagamento delle vincite", dice l'associazione.

Il caso, spiega ancora l'Unione Consumatori, era nato da un processo presso il tribunale di Ascoli Piceno nei confronti di un'organizzazione che raccoglieva scommesse a quota fissa su vari eventi sportivi e le trasmetteva via Internet al bookmaker Stanley International Betting di Liverpool, il quale stabiliva le quote fisse, un'intermediazione, che è sempre punita dalla legge con la reclusione fino a tre anni.

Il tribunale di Ascoli Piceno ha però sospeso il giudizio chiedendo alla Corte di giustizia europea se le severe norme italiane fossero compatibili con gli articoli 43 e 49 del Trattato CE, anche perché l'articolo 37 della legge n. 388/2000 aveva successivamente esteso le sanzioni a chi "svolga in Italia qualsiasi attività organizzata al fine di accettare o raccogliere o comunque favorire l'accettazione o in qualsiasi modo la raccolta, anche per via telefonica o telematica, di scommesse di qualsiasi genere".

La Corte di Giustizia europea, dice ancora l'associazione, ha osservato che, "laddove le autorità di uno Stato membro inducano e incoraggino i consumatori a partecipare alle scommesse affinché l'erario ne benefici sul piano finanziario, non possono poi invocare l'ordine pubblico sociale con riguardo alla necessità di ridurre le occasioni di gioco per giustificare la norme emanate".